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| Douglas Costa, photo by Granada [CC BY-SA 4.0] |
Con le due reti realizzate da Ramsey e Douglas Costa, Madama ha centrato anche un altro prestigioso obiettivo: raggiungere e superare le 300 segnature realizzate in Champions League, quinto club europeo a tagliare questo traguardo e, nemmeno a dirlo, prima italiana.
Tutto bene quel che finisce bene dunque, ma il gioco espresso dalla formazione di Maurizio Sarri, pur tra mille attenuanti quali le precarie condizioni di alcuni elementi (Cristiano Ronaldo su tutti) e il clima non certo favorevole ad una squadra tecnica, non si può ancora giudicare soddisfacente agli occhi di chi sperava in un netto cambio di marcia dopo la precedente gestione targata Allegri.
I difetti visti a partire dalla partita di Lecce, nella quale nonostante un predominio territoriale schiacciante la squadra non è riuscita a capitalizzare l'evidente superiorità, e ripetuti (seppur attenuati dai risultati) nelle gare con Genoa, Torino e la stessa Lokomotiv all'andata, si sono presentati puntuali anche nella partita di Mosca.
La Juve domina nel possesso palla, ma spesso questo predominio si trasforma in una superiorità sterile, priva di reali occasioni da rete (come mercoledì sera) o in uno spreco di nitide palle goal che possano chiudere la partita.
Forse attendersi una formazione schiacciasassi già a Novembre era pura utopia, e per adesso bisogna accontentarsi delle giocate dei singoli e dell'immensa qualità dei propri attaccanti, capaci di risolvere in ogni momento le partite.
Il brutto anatroccolo diventerà mai un cigno? Per ora godiamoci i primati e l'imbattibilità, già grandi segnali che la strada intrapresa sia quella giusta.
Ascolta l'ultima puntata del podcast: Derby e Champions: la Juve decolla ma non vola

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